Pubblicato da niz - Inviato il 01 Luglio 2008

della fotografia odio una cosa in particolare: le macchine fotografiche.
odio il fatto di dover minacciare le persone con questo strumento assurdo, spesso nero, con tremila rotelle e regolazioni. le macchine fotografiche dovrebbero farle attaccate al cervello, un terzo occhio installabile da qualche parte non troppo evidente. tu te lo metti e quando è il momento lo piloti mentalmente. così la gente non ti crederebbe uno sfigato che si fa le seghe dietro quel fottuto apparecchio.
si perchè il giovane fotografo ha sempre un po' quell'aria da onanista, da guardone allupato.
guarda quelli famosi, guarda un richard avedon. lui, nelle foto che lo ritraggono, è così comodamente spaparanzato dietro la sua poderosa grande formato. lui non ha quell'aria antipatica che ti mette a disagio. lui non è proprio a disagio. anzi il suo sguardo è fiero e sprezzante, ti guarda e dice "avanti la prossima stronzetta che vuole un ritratto di lusso". uno con le idee non ha bisogno di giustificazioni.
il fotografino da club del paese, invece, davanti alla modella col culo più bello che lui e tutta la sua stirpe avesse mai potuto immaginare, si imbarazza nel chiedere. guarda qua? guarda la? il bicipite è teso sotto il peso della sua canon motorizzata, l'indice trema avido di scatti. scatti, scatti, rotelle che rotolano, avvicina, allontana, zooma zoooooma. e se toglie l'occhio dal mirino, eccolo la! guanciotte rosse e sorrisino basso a domandare a mezz'asta "guarda qui, quarda li... bene, okkei", gentilissimo.
e ti sfido che la metà delle persone a cui lo chiedi ti rispondano che odiano profondamente essere fotografate. traumi infantili, traumi adolescenziali, quando il paparino voleva a tutti i costi il ricordino, e flash! in faccia al treenne dagli occhi immancabilmente rossi, immortalati per le prossime venti eternità.
già, più che le macchine fotografiche dovresti odiare l'uso che se ne fa, il modo in cui si prende la mira e si spara. se solo prendendo la mira la mia preda potesse guardarmi in faccia, soffrirebbe di meno.
lo faccio a volte, inquadro, mi tolgo da li dietro, dico due cazzate e nel mentre, in quella frazione di pausa rilassante, non appena il sorriso impostato lascia spazio all'attenzione per le mie parole, schiaccio il bottone.
ci vorrebbe in generale un alto livello di autostima. e una faccia da boscaiolo, ecco. un faccione duro che non chiede il permesso e magari una palla in più. con tre palle il gioco è fatto, avresti gli ormoni giusti per non avere dubbi. al massimo ti mancherebbero le idee, ma vabbè, di avedon ce n'era uno.
e anche di mapplethorpe, uno solo.

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